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UDIENZA DI GIOVANNI PAOLO II

Mercoledì, 22 aprile 1998

 

La venuta finale di Cristo (Lettura: Rm 8,18-24a)

1. Il cammino verso il Giubileo, mentre richiama la prima venuta storica di Cristo, ci invita anche a guardare avanti nell'attesa della sua seconda venuta alla fine dei tempi. Questa prospettiva escatologica, che indica la tensione fondamentale dell'esistenza cristiana verso le ultime realtà, è un continuo appello alla speranza ed insieme all'impegno nella Chiesa e nel mondo.

Non dobbiamo dimenticare che l'"éschaton", cioè l'evento finale, cristianamente inteso non è solo un traguardo posto nel futuro, ma una realtà già iniziata con la venuta storica di Cristo. La sua passione, la sua morte e la sua risurrezione costituiscono l'avvenimento supremo della storia dell'umanità. Questa è entrata ormai nella sua ultima fase, facendo, per così dire, un salto di qualità. Si apre per il tempo l'orizzonte di un nuovo rapporto con Dio, caratterizzato dalla grande offerta della salvezza in Cristo.

Per questo Gesù può dire: "L'ora viene, ed è adesso, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e coloro che l'avranno udita vivranno" (Gv 5,25). La risurrezione dei morti attesa per la fine dei tempi, riceve una prima e decisiva attuazione già ora, nella risurrezione spirituale, obiettivo primario dell'opera di salvezza. Essa consiste nella nuova vita comunicata dal Cristo risorto, quale frutto della sua opera redentrice.

E' un mistero di rinascita nell'acqua e nello Spirito (cfr Gv 3,5) che segna profondamente il presente ed il futuro di tutta l'umanità, anche se la sua efficacia si esplica fin d'ora solo in quanti accolgono pienamente il dono di Dio e lo irradiano nel mondo.

2. Questa duplice dimensione, insieme presente e futura, della venuta di Cristo emerge chiaramente dalle sue parole. Nel discorso escatologico, che precede di poco il dramma pasquale, Gesù predice: "Vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo" (Mc 13,26-27).

Nel linguaggio apocalittico le nubi sono un segno teofanico: indicano che la seconda venuta del Figlio dell'uomo si compirà non nella debolezza della carne, ma nella potenza divina. Queste parole del discorso fanno pensare al futuro ultimo che concluderà la storia. Tuttavia nella risposta che dà al Sommo Sacerdote durante il processo, Gesù riprende la profezia escatologica enunciandola nei termini di un evento imminente: "Io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio e venire sulle nubi del cielo" (Mt 26,64).

Ponendo a confronto queste parole con quelle del precedente discorso, si coglie il senso dinamico dell'escatologia cristiana, come un processo storico ormai iniziato ed in cammino verso la sua pienezza.

3. Sappiamo, d'altra parte, che le immagini apocalittiche del discorso escatologico, a proposito della fine di tutte le cose, vanno interpretate nella loro intensità simbolica. Esse esprimono la precarietà del mondo e la sovrana potenza di Cristo, nelle cui mani è posto il destino dell'umanità. La storia cammina verso il suo traguardo, ma Cristo non ha indicato alcuna scadenza cronologica. Illusori e fuorvianti sono dunque i tentativi di previsione della fine del mondo. Cristo ci ha assicurato solo che la fine non verrà prima che la sua opera salvifica abbia raggiunto una dimensione universale attraverso l'annuncio del Vangelo: "Questo Vangelo del Regno sarà annunziato in tutto il mondo, perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine" (Mt 24,14).

Gesù dice queste parole ai discepoli preoccupati di conoscere la data della fine del mondo. Essi sarebbero stati tentati di pensare a una data vicina. Gesù fa loro capire che molti eventi e cataclismi debbono prima accadere e saranno soltanto "il principio dei dolori" (Mc 13,8). Pertanto, come dice Paolo, tutta la creazione "geme e soffre nelle doglie del parto" attendendo con impazienza la rivelazione dei figli di Dio (cfr Rm 8,19-22).

4. L'opera evangelizzatrice del mondo comporta la profonda trasformazione delle persone umane sotto l'influsso della grazia di Cristo. Paolo ha additato lo scopo della storia nel disegno del Padre di "ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra" (Ef 1, 10). Cristo è il centro dell'universo, che attrae tutti a sé per comunicare loro l'abbondanza della grazia e la vita eterna.

A Gesù il Padre ha dato "il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo" (Gv 5,27). Se il giudizio prevede ovviamente la possibilità della condanna, esso tuttavia è affidato a colui che è "Figlio dell'uomo", cioè ad una persona piena di comprensione e solidale con la condizione umana. Cristo è un giudice divino con un cuore umano, un giudice che desidera dare la vita. Solo il radicamento impenitente nel male può impedirgli di fare questo dono, per il quale Egli non ha esitato ad affrontare la morte.


Saluti

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini italiani, in particolare ai giovani sacerdoti dell'Arcidiocesi di Catania, qui giunti insieme con il loro Arcivescovo, Monsignor Luigi Bommarito, per partecipare ad un incontro di formazione permanente. Carissimi, vi auguro che questa venuta a Roma presso le tombe degli Apostoli e dei Martiri offra a ciascuno di voi l'opportunità di una forte esperienza di fede e vi esorto a prepararvi con generosità e gioia ad essere apostoli del Vangelo nella cara terra siciliana.

Saluto, inoltre, il Superiore Generale dell'Ordine dei Minimi e la delegazione venuta dalla città di Paola per far benedire la prima pietra del nuovo Santuario in onore di san Francesco da Paola. Auspico di cuore che tale provvida iniziativa valga a rilanciare, alle soglie del terzo millennio, il messaggio di conversione e di rinnovamento spirituale che ha caratterizzato la vita e la missione del grande maestro della penitenza e della misericordia.

Saluto, poi, il numeroso gruppo di aderenti al Movimento di spiritualità vedovile "Speranza e Vita" dell'Opera Madonnina del Grappa, fondato dal Servo di Dio, Padre Enrico Mauri. Carissime Sorelle, mentre esprimo a ciascuna la mia vicinanza spirituale nella prova che l'ha colpita, desidero manifestare cordiale apprezzamento per l'attività di formazione religiosa e di fraterna solidarietà che svolgete tra le vedove. Vi esorto a continuare con generoso sforzo il vostro cammino di "testimoni della risurrezione", di evangelizzatrici della speranza cristiana, donando un esempio concreto e silenzioso di santità vissuta in famiglia, nella Chiesa e nella comunità civile. Vi accompagni la mia Benedizione.

Con grande cordialità penso, infine, ai giovani, ai malati ed agli sposi novelli presenti.

Il Signore risorto riempia del suo amore il cuore di ciascuno di voi, cari giovani, perché siate pronti a seguirlo con l'entusiasmo e la freschezza della vostra età; sostenga voi, cari malati, nell'accettare con serenità il peso quotidiano della sofferenza e della croce; e guidi voi, cari sposi novelli, a fondare nella fedele donazione reciproca famiglie impregnate del profumo della santità evangelica.

Con tali auspici, tutti vi benedico.


Saluto in lingua neerlandese

Graag wil ik nu de Belgische en Nederlandse pelgrims welkom heten, in het bijzonder de leden van de "Personeelsbond Reigerlo" uit Beernem.

Moge u in deze Paastijd de liefde en de genade van de verrezen Christus ervaren, en uw christelijke roeping opnieuw ontdekken.

Van harte verleen ik u de Apostolische Zegen.

***

traduzione italiana

Vorrei porgere il benvenuto ai pellegrini provenienti dal Belgio e dai Paesi Bassi, in particolare i membri del "Personeelsbond Reigerlo" di Beernem.

Auguro che possiate sperimentare l'amore e la grazia del Cristo Risorto in questo tempo pasquale, e riscoprire la vostra vocazione cristiana.

Di cuore imparto la Benedizione Apostolica.


Saluto del Santo Padre in lingua ungherese ai pellegrini provenienti dall'Ungheria (dall'Ardiciocesi di Esztergom–Budapest e dalla diocesi di Székesfehérvár).

Testo ungherese

Isten hozott Benneteket, Kedves magyar zarándokok BudapestrŒ l és Székesfehérvárról. Holnap lesz Szent Adalbert ünnepe, aki a hagyomány szerint Szent Istvánt keresztelte. Legyetek h?ek ehhez a keresztséghez és mindig valljátok meg hitetek. Ezt kérem nektek és szeretteiteknek imámban és szívbŒ l adom apostoli áldásomat.

Dicsértessék a Jézus Krisztus.

Traduzione italiana

Vi saluto cordialmente, cari pellegrini ungheresi da Budapest e Székesfehérvár. Domani ricorre la festa di San Adalberto, il quale, secondo la tradizione, ha battezzato Santo Stefano. Siete sempre fedeli a questo battesimo e professate la vostra fede. Ciò chiedo per voi e per i vostri cari con le mie preghiere ed imparto di cuore la Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo.


Parole del Santo Padre ai pellegrini croati

( Testo croato: )

Srdacno pozdravljam sve skupine hrvatskih hodocasnika me?u kojima se nalaze clanovi obitelji poginulih u domovinskome ratu i invalidi istoga rata. Na poseban nacin pozdravljam biskupa Jurja Jezerinca, prvoga hrvatskog vojnog ordinarija, zajedno s predstavnicima Ministarstva obrane i Ministarstva unutarnjih poslova Republike Hrvatske.

Predragi, svakome pojedinom od vas zelim da svjetlo i radost uskrsloga Krista ispuni vaša srca te vam vrlo rado udjeljujem apostolski blagoslov.

Hvaljen Isus i Marija!

Versione italiana del testo croato:

Saluto cordialmente tutti i gruppi di pellegrini croati, tra i quali ci sono anche dei familiari di caduti della guerra patriottica e degli invalidi della stessa guerra. In modo speciale saluto il Vescovo Mons. Juraj Jezerinac, primo Ordinario militare croato, insieme con i Rappresentanti del Ministero della Difesa e del Ministero degli Interni della Repubblica di Croazia.

Carissimi, nell'augurare a ciascuno di voi che la luce e la pace di Cristo risorto riempiano i vostri cuori, vi imparto volentieri la Benedizione Apostolica.

Siano lodati Gesù e Maria!


Saluto ai pellegrini della REPUBBLICA CECA:

Srdecne vítám poutníky ze Starého Hrozenkova, z Olešnice na Morave a cleny Klubu vozíckáru Petýrkova z Prahy!

Zítra se bude slavit svátek svatého Vojtecha. Nemel lehké poslání ve své zemi. Casto byl pronásledován, ale vzdy dokázal odpustit a znovu jít za hlasem Bozím, a to az na smrt.

Necht jeho slavný odkaz ve vás roznítí touhu po sluzbe Bohu s nerozdeleným srdcem!

K tomu vám velmi rád zehnám!

Chvála Kristu!

Traduzione italiana

Un cordiale benvenuto ai pellegrini di Starý Hrozenkov, di Olešnice na Morave, e del "Club degli handicappati Petýrkov", di Praga.

Domani ricorrerà la festa di Sant'Adalberto. Egli ha avuto una missione difficile nella propria Terra. Spesso perseguitato, egli ha sempre saputo perdonare e seguire la voce di Dio, fino al martirio.

Possa la sua eredità preziosa accendere in voi la brama del servizio a Dio con cuore indiviso.

Con questi voti volentieri vi benedico!

Sia lodato Gesù Cristo!


Saluto ai pellegrini lituani

Nuoširdziai sveikinu choro "Suvalkija" narius iš Lietuvos. Brangieji, dekoju jums uz vizita ir linkiu turiningos viešnages Romoje. Likite visados ištikimi Kristui ir jo evangelinei Tiesai!

Su dziaugsmu laiminu jus, jusu artimuosius ir visa jusu Tevyne Lietuva. Garbe Jezui Kristui.

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Saluto cordialmente i membri del coro "Suvalkija" dalla Lituania. Carissimi, vi ringrazio per la vostra presenza augurandovi un buon soggiorno a Roma. Rimanete sempre fedeli a Cristo e alla sua chiamata verso la Verità del Vangelo!

Con affetto benedico tutti voi, i vostri cari e la vostra Patria la Lituania. Sia lodato Gesù Cristo.

  



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