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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
A MONSIGNOR IVAN SEMEDI, VESCOVO DI MUKAČEVO

 

Al nostro Venerato Fratello
IVAN SEMEDI
Vescovo di Mukačevo
 

1. La notizia della celebrazione, l’anno entrante, dei 350 anni dell’Unione di Uzhorod, mi ha riempito di grande gioia, perché è un nuovo segno del profondo attaccamento dei cattolici ruteni alla Sede di Pietro.

2. L’unione stabilita il 2 aprile 1646, nella chiesa del castello di Uzhorod da sessantatre Sacerdoti dell’Eparchia di Mukacevo, con la professione di fede fatta davanti al Vescovo latino di Eger, si inseriva nella scia del movimento originatosi nei Concili ecumenici di Lione e di Firenze. Essa avveniva cinquanta anni dopo quella di Brest-Litovsk, e di cui si celebrerà il IV centenario l’anno prossimo. Così, tutti i cattolici della regione si trovano oggi particolarmente uniti per rendere grazie a Dio per il dono dell’unità cattolica. Anche se il seme gettato in quel giorno prese del tempo per estendersi, l’erezione dell’Eparchia di Mukacevo nel 1771 è stata la culla da cui uscirono le Eparchie di Presov, di Hadjúdorog e di Kriźevci. Poi, a ragione della numerosa emigrazione negli Stati Uniti fu eretta la Metropolia di Pittsburg dei Bizantini, con le sedi suffraganee di Passaic, Parma e Van Nuys.

3. Ora, la celebrazione dell’anniversario dell’Unione di Uzhorod servirà a rinsaldare i legami storici tra tutte le Eparchie che ne sono come i rami per una nuova fioritura dell’albero che ha esteso le sue radici nel fertile terreno dell’unità cattolica. La comunità rutena sarà così rinvigorita per “assolvere con nuovo vigore apostolico la missione che le è affidata” (Decreto Orientalium Ecclesiarum, 1), in particolare di promuovere l’unità di tutti i cristiani, “mediante la preghiera, l’esempio della vita, la scrupolosa fedeltà alle antiche tradizioni orientali, la mutua e più profonda conoscenza, la collaborazione e la fraterna stima delle cose e degli animi” (Decreto Orientalium Ecclesiarum, 24). L’affermazione della propria identità vuol essere una prova degli spazi che sono aperti nella Chiesa universale alle diverse tradizioni. Se vi può essere un vanto, che sia quello della fedeltà a tutto il patrimonio proprio, a servizio della perseveranza nella fede, di una speranza rinvigorita dalle prove, di una sempre crescente carità.

4. Non dubito che le celebrazioni del Giubileo saranno pertanto l’occasione per riflettere sulle origini della comunità rutena, di constatarne il felice sviluppo lungo i secoli, per poter affrontare, con rinnovato slancio, le sfide del mondo odierno. Mediante una nuova Evangelizzazione si potrà riscoprire i valori della fede, offuscati da tanti anni di materialismo ideologico e pratico. La riacquistata libertà civile non basta per se stessa a garantire una vera libertà interiore, poiché questa richiede un perseverante lavoro di conversione personale ed ecclesiale. In particolare, le famiglie che hanno saputo trasmettere le proprie tradizioni, radicate nell’eredità culturale della Subcarpazia, devono oggi rinnovare la loro vocazione cristiana, nel trasmettere alle nuove generazioni i valori religiosi perenni della propria fede, in fedeltà alla loro vocazione di “chiese domestiche” (cf. Costituzione Lumen Gentium, 11, d).

5. Per Lei, venerato Fratello e per tutti i cattolici ruteni, l’anno entrante sia stimolo di nuove iniziative, perché le vostre comunità siano vivificate dagli stessi benefici che il dono dell’unità vi ha ottenuto. Questa unità sarà rinvigorita prima all’interno di ogni Eparchia, con i Sacerdoti, Religiosi e Laici. L’adesione all’unità della Chiesa universale chiama poi allo scambio dei doni con le altre Chiese particolari, particolarmente con quelle delle Nazioni nelle quali le comunità rutene hanno messo salde radici. Mi auguro che anche queste Chiese possano unirsi alle vostre celebrazioni di gratitudine al Signore per i 350 anni nell’unità della Chiesa cattolica.

6. Infine, nutro la fiducia che questo Anno Giubilare sia una tappa importante verso il Grande Giubileo del 2000, che vedrà tutte le Chiese cristiane più attente all’ascolto del Signore, affinché possano rispondere con maggiore fedeltà alla Sua volontà, in un rinnovato movimento di conversione, secondo quanto ammonisce l’Apocalisse (cf. Ap 1-3).

7. In pegno di abbondanti grazie del Signore per le prossime celebrazioni giubilari, imparto a Lei, ai Vescovi ausiliari, ai Sacerdoti, Religiosi, Religiose e Laici dell’Eparchia di Mukacevo, come ai Pastori e Fedeli delle altre Eparchie rutene, una propiziatrice Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 25 marzo 1995.  

IOANNES PAULUS PP. II

 

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