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DISCORSO DI PAOLO VI
AI PARTECIPANTI ALLA CONFERENZA NAZIONALE

DELL’EMIGRAZIONE

Venerdì, 28 febbraio 1975

 

Egregi Signori e cari Figli,

celebrandosi a Roma in questi giorni la Conferenza Nazionale dell’Emigrazione, avete espresso il desiderio di portarci il vostro saluto. Ve ne ringraziamo di cuore; siamo onorati della vostra presenza; e in voi, che siete confluiti dalle esperienze più diverse per discutere con i rappresentanti del Governo i problemi più urgenti dell’emigrazione italiana, amiamo vedere le forze vive della Nazione che operano nel campo della promozione umana e della elevazione morale e sociale degli emigranti. Voi qui oggi ci portate le loro ansie e le loro attese, come pure la vostra volontà di lavorare insieme per individuare le linee di una nuova e più aggiornata politica migratoria; per questo vi siamo molto riconoscenti.

Tuttavia se vivo è stato il vostro desiderio di venire da noi, non minore corrisponde da parte nostra la gioia di ricevervi. Questo, anzi, ci è parso un atto di doverosa solidarietà e di alto significato in un momento in cui l’assistenza agli emigranti richiede da parte di tutti i responsabili una particolare attenzione.

I temi di fondamentale importanza discussi da voi in questi giorni non potevano non trovarci attenti e sensibili. In realtà abbiamo seguito i vostri lavori col più vivo interesse. Ed ora che siete qui presenti, desideriamo dirvi il nostro apprezzamento ed esprimervi a voce le nostre sollecitudini ed anche le nostre ansie.

Come è noto a tutti, la Chiesa, per la sua vocazione ad interessarsi della comunità umana tutta intera e a impegnarsi nella soluzione dei suoi problemi, non è mai stata indifferente al fenomeno migratorio in genere e ai migranti in particolare; fin dagli inizi del fenomeno stesso, incominciò ad interessarsi in loro favore in maniera concreta e fattiva. Basti ricordare due nomi degnissimi di antesignani nell’assistenza agli Emigrati Italiani: Monsignor Geremia Bonomelli, Vescovo di Cremona (†- 3-8-1914) e Monsignor Giov. Battista Scalabrini, Vescovo di Piacenza († 1-6-1905); ai quali aggiungeremo volentieri quello di Santa Francesca Saverio Cabrini († 2-12-1917). E come allora le premure della Chiesa si manifestarono in forme di assistenza diretta a temperare i gravi disagi e i disordini che comportavano quelle prime emigrazioni, prive di aiuto e di guida, così non cessa tuttora la sua presenza nel mondo dei migranti con i suoi missionari, i sacerdoti, le suore, i laici impegnati in questo settore, che si prodigano dovunque a favore dei lavoratori che emigrano fuori d’Italia in cerca di occupazione. Opera, questa, svolta silenziosamente, con quotidiana dedizione ed esemplare spirito di sacrificio, che riguarda non solo i problemi personali e di lavoro degli emigranti, ma si estende altresì ai nuclei familiari, in modo da rendere meno gravose le tristi condizioni in cui vengono a trovarsi i vari membri, costretti a vivere separati.

Né vogliamo dimenticare i numerosi e continui interventi della Santa Sede presso le autorità civili e religiose delle varie Nazioni per una più fraterna presa di coscienza a favore dei migranti - sia individui che famiglie - e per sollecitare provvedimenti che consentano una più umana attuazione della giustizia sociale nei loro confronti. Noi stessi già scrivemmo nella Lettera «Octogesima adveniens»: «Pensiamo altresì alla situazione precaria di un gran numero di lavoratori emigrati, la cui condizione di stranieri rende ancor più difficile, da parte dei medesimi, ogni rivendicazione sociale, nonostante la loro partecipazione allo sforzo economico del paese che li accoglie. È urgente che nei loro confronti si sappia superare un atteggiamento strettamente nazionalistico, per creare uno statuto che riconosca il diritto all’emigrazione, favorisca la loro integrazione, faciliti la loro promozione professionale e consenta ad essi l’accesso ad un alloggio decente, dove, occorrendo, possano essere raggiunti dalle loro famiglie» (AAS 63, 1971, pp. 413-414). E, recentemente, ricordiamo ancora la partecipazione nel novembre scorso della Santa Sede alla Conferenza sulla educazione dei migranti a Strasburgo, dove si è sostenuto che siano riconosciuti con strumenti internazionali i diritti alla riunione della famiglia e alla educazione dei figli degli immigrati, secondo le loro oggettive esigenze.

Abbiamo voluto accennare a queste sollecitudini della Chiesa per il problema dell’emigrazione, affinché comprendiate con quanta simpatia noi guardiamo ai vostri lavori e con quale animo intendiamo incoraggiarvi a fare vostre le attese di una così vasta e benemerita categoria di onesti lavoratori. Con il Congresso Nazionale da voi celebrato si presenta alla vostra esperienza, alla vostra capacità e alla vostra saggezza un’occasione nuova, apportatrice di grandi sviluppi, che non va assolutamente sciupata. Ma v’è di più. Il momento particolarmente difficile che si sta attraversando, il dramma di migliaia di emigranti costretti a rientrare in patria e l’aggravarsi, per conseguenza, del doloroso fenomeno della disoccupazione, se da una parte rendono ancor più ardua la soluzione del complesso problema dell’emigrazione, dall’altra esigono con maggiore urgenza l’interessamento delle autorità responsabili. Troppi problemi sono rimasti ancora aperti, che riguardano la tutela della dignità umana del migrante, l’esigenza di più eque condizioni di lavoro, di alloggio, di protezione, di perfezionamento professionale, nonché le sue legittime aspirazioni al pieno godimento dei diritti civili, sindacali, culturali. E c’è ancora molto cammino da fare, perché da parte delle autorità civili e anche di taluni settori della società si avverta l’importanza di tali obblighi imprescindibili verso questa categoria di cittadini e lavoratori.

Noi auguriamo pertanto al vostro Congresso di ottenere felici risultati, studiando e coordinando tutto ciò che è emerso dai vostri dibattiti e dal confluire verso questo scopo di tante molteplici e preziose esperienze. Possano così i vostri sforzi ridare ai migranti rinnovata fiducia in loro stessi, nella propria funzione, nel proprio lavoro, che ha un’importanza incalcolabile per tutta la comunità nazionale. La loro laboriosità, la loro parsimonia e il loro spirito di sacrificio meritano pronto interessamento da parte delle competenti autorità e di tutti i responsabili; la loro dignità di uomini e il dramma dei loro problemi umani li impongono al rispetto e alla comprensione di tutti.

Da parte nostra vi assicuriamo che la vostra opera, tanto provvida e benemerita, troverà generosa collaborazione presso l’Episcopato, presso i Parroci e presso tutte le istituzioni cattoliche di beneficenza e di assistenza che operano in questo settore sotto la guida dell’autorità ecclesiastica. E mentre per mezzo vostro desideriamo far giungere il nostro saluto a tutta l’immensa moltitudine dei cari emigranti, che portiamo nel cuore e raccomandiamo a Dio nella quotidiana preghiera, a tutti, e in particolar modo a voi qui presenti, impartiamo la nostra Apostolica Benedizione.

                                        



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