Index   Back Top Print

[ IT  - PT ]

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II 
AI RAGAZZI RIUNITI NELLA BASILICA DI SAN PIETRO

San Pietro, 19 marzo 1980

 

Carissimi giovani, ragazzi e fanciulle.

Vi do un cordialissimo benvenuto, e vi dico subito che sono veramente contento di trovarmi con voi, che provenite da parrocchie, scuole e associazioni le più varie. E poiché il nostro incontro avviene nel giorno della solennità liturgica di san Giuseppe, ne approfitto per ricordarvi la figura silenziosa ma importante di questo santo, che per tanti anni è stato accanto a Maria e a Gesù ed è venerato come patrono della Chiesa. Perciò sono lieto di fare gli auguri più cordiali a quanti di voi portano il suo nome.

Miei cari, ho già detto altre volte, e amo ancora ripetere, che voi siete la speranza non solo del mondo, ma soprattutto della Chiesa e del Papa in particolare. La vostra giovinezza infatti è ricca di promesse, come un albero fiorito a primavera promette già da solo abbondanza di frutti per le stagioni seguenti. Ecco perché, di fronte a voi, non si può fare a meno di essere fiduciosi, e di attendere, con pazienza ma con sicurezza, la piena maturazione delle molte virtualità, poste in voi sia dalla semplice natura umana, sia dallo Spirito che vi ha fatto cristiani, al battesimo.

L’importante è che voi non deludiate queste ardenti, e a volte ansiose aspettative della società sia civile che ecclesiale, la quale ama in voi rivedere non soltanto la ripetizione di se stessa, quanto soprattutto la realizzazione del proprio miglioramento, non solo mediante la correzione di ciò che è stato mal seminato, ma specialmente mediante la tenace prosecuzione di tutto ciò che è stato iniziato nel bene.

Ricordate le parole di san Paolo agli Efesini: “Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei,... al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata” (Ef 5,25.27). Contrariamente a quanto capita a qualunque individuo vivente su questa terra, questo deve avvenire alla Chiesa: che, cioè. più il tempo passa ed i secoli si susseguono, essa, invece di invecchiare, deve ringiovanire sempre più, per essere sempre più all’altezza del suo sposo eternamente giovane, Gesù Cristo, il quale ormai “risuscitato dai morti non muore più” (Rm 6,9) ma è sempre “lo stesso, ieri, oggi e nei secoli” (Eb 13,8).

Carissimi, se non vi ponete sotto l’insegna di questa comunione col Signore, che ne sarà della vostra vita? Rischiereste di costruirla sulla sabbia, invece che sulla roccia! Quale senso, infatti, essa potrebbe avere, e quale gioia potrete testimoniare, se non siete uniti a colui che, secondo la Bibbia, “rallegra la mia giovinezza” (Sal 43,4) e fa “nuove tutte le cose” (Ap 21,5)?

Voi sapete che ormai, in questi giorni, siamo vicini a celebrare la solennità della Pasqua.

Certamente vi state preparando con un cammino di fede e di conversione a questa festa che è la più grande di tutto l’anno liturgico. Da parte mia, vi raccomando di far sì che non solo un giorno all’anno, ma la vostra vita intera sia un’autentica Pasqua, come ci esorta san Paolo: “Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e verità” (1Cor 5,7-8). Perciò, sia davvero, la vostra una vita di risorti con Cristo e di testimoni dinamici del suo esaltante messaggio di fronte a tutto il mondo. Con lui, infatti, conoscerete davvero a fondo che cosa significa amare tanto gli uomini da dare la propria vita per loro (cf. Mc 10,45; Gv 3,16), che cosa significa promuovere la pace ed il progresso integrali, che cosa significa vivere nella luce, emanate dal “sole di giustizia” (Ml 3,20) che è appunto il Cristo risorto. E conoscerete pure che tale altezza di virtù e tale felice giovinezza non si raggiunge e non si mantiene senza l’austera esperienza della croce; e questa, a chi l’accoglie con fede, si rivela come il grande valore che accende i vostri entusiasmi, li verifica e, in definitiva, li esalta e rafforza.

Questo vi auguro con tutto il cuore, e per questo anche prego il Signore. E la mia benedizione sia pegno della sua grazia feconda, oltre che della mia paterna benevolenza.


Ai tedofori della fiaccola benedettina

Desidero ora rivolgere un saluto particolare ai mille giovani tedofori delle diocesi di Norcia e di Spoleto, e delle abbazie di Subiaco e di Monte Cassino, i quali, unitamente a numerosi familiari ed amici di varie scuole, nonché del centro sportivo italiano, sono venuti qui per far accendere e benedire dal Papa la fiaccola benedettina, la quale sarà poi recata dai medesimi atleti, attraverso le suddette citta, fino a Norcia, città natale di san Benedetto, per ricordare il XV centenario della nascita del grande patriarca dell’occidente, e di santa Scolastica, sua sorella.

Carissimi giovani, mentre portate in pugno e fate risplendere codesta fiaccola, ricordatevi di quali luminose tradizioni culturali e spirituali la terra umbra sia erede e custode, e siatene fieri! Compite codesta marcia nel segno di Cristo: Lumen Gentium! Possa codesta fiaccola suscitare negli animi sentimenti di fraternità, di concordia, e soprattutto di cristiana solidarietà verso coloro che ancora soffrono a motivo delle devastazioni del terremoto nella vostra terra.

Nel benedire ora codesta fiaccola, estendo il mio saluto beneaugurante a quanti si uniranno a voi nel nome del Signore, pregustando la gioia dell’incontro che, domenica prossima, avrò con la vostra amatissima regione.
 



© Copyright - Libreria Editrice Vaticana